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La guerra, tendenza strutturale del capitalismo
1) Milano 9/3: L'Europa, che non vogliamo
2) La strada della guerra (Jorge Cadima)
3) La nuova strategia di guerra della Nato (Manlio Dinucci)
VEDI ANCHE:
VIDEO: Il Capro espiatorio
http://www.youtube.com/watch?v=r_mx6NuJh8k
How
to Make a Bad Situation Worse
An expert at Berlin's Institute for International and Security Affairs
(SWP) is warning against an expansion of German-European military
missions…
http://www.german-foreign-policy.com/en/fulltext/58725
Wie man schlechte Situationen verschlimmert
Ein
Experte der Berliner Stiftung Wissenschaft und Politik (SWP) warnt vor
einer Ausweitung deutsch-europäischer Militäreinsätze…
http://www.german-foreign-policy.com/de/fulltext/58809
=== 1 ===
La UE sta agendo come forza imperialista
nei confronti di numerosi Paesi: in medio oriente (Siria), in Africa (la Libia,
il Mali, il Centrafrica, etc) e nella stessa Europa orientale (già in
Jugoslavia ora in Ucraina e altri paesi ex URSS). Queste azioni sono azioni di
guerra, alcune volte palesi altre mascherate, minando la sovranità
nazionale, portando morte, miseria e distruzione ai popoli di questi Paesi.
Riceviamo e volentieri vi inoltriamo l'invito a questa interessante
iniziativa:
L'Europa,
che non vogliamo
domenica 9 marzo 2014
alle ore 15.30
presso la Casa Rossa
via Monte Lungo 2 - Milano
[MM1 Turro]
Relazioni di
Michele D’Arasmo Ex console onorario di Bielorussia
Spartaco Puttini Ricercatore
seguirà
aperitivo popolare in sostegno alla causa
via Monte Lungo 2 – Milano [Metropolitana MM1 Turro]
per info:
cell. 3383899559 - e-mail lacasarossamilano@gmail.com
web casa-rossa.blogspot.it
=== 2 ===
http://www.marx21.it/internazionale/pace-e-guerra/23683-la-strada-della-guerra.html
La strada della guerra
di Jorge Cadima | da “Avante”, settimanale del Partito Comunista Portoghese
Traduzione di Marx21.it
Dall'Ucraina al Venezuela, dall'Africa e dal Medio Oriente ai mari della Cina,
si moltiplicano i segnali che la tendenza predominante delle potenze
imperialiste è per la guerra generalizzata, l'autoritarismo più violento e
il fascismo. Sia attraverso l'aggressione aperta e diretta, sia attraverso gruppi
di mercenari al soldo, gli imperialismi in crisi sistemica sono in guerra
aperta contro i popoli e in guerra mascherata tra loro, come ancora
recentemente ha dimostrato la telefonata della “diplomatica” degli Stati
Uniti Victoria Nuland al suo ambasciatore a Kiev. Nella lotta contro
governi che si azzardano a dar prova di sovranità, ricorrono a paleo-fascisti,
il cui legame diretto con le orde naziste della II Guerra mondiale nessuno
può contestare. Come i il fondamentalismo religioso più retrogrado e reazionario
è apprezzato in Libia e in Siria, anche l'antisemitismo dei fascisti
ucraini diventa “europeo” e “democratico”. La signora Nuland ha confessato in
una Conferenza Internazionale delle Trattative patrocinata
dalla Chevron (13.12.13) che negli ultimi 20 anni gli USA hanno speso
più di cinque miliardi di dollari per sovvenzionare la sovversione in Ucraina.
Mentre sono ritirati gli aiuti alimentari ai nordamericani in condizione
di fame perché “non hanno denaro”.
Chi pensa che ciò sia un'esagerazione farebbe bene ad ascoltare qualcuno che
viene dal cuore del sistema e ne conosce le viscere, sebbene sia oggi un
dissidente. Paul Craig Roberts (PCR) ha fatto parte dei governi di Ronald
Reagan ed è stato vicedirettore del Wall Street Journal. Oggi scrive che “l'Unione
Sovietica rappresentava un ostacolo al potere degli USA. Il collasso
sovietico ha consentito l'offensiva neo-conservatrice per l'egemonia mondiale
degli USA. La Russia sotto Putin, la Cina e l'Iran sono gli unici ostacoli
all'agenda neo-conservatrice. I missili nucleari della Russia e la sua
tecnologia militare trasformano la Russia nel più forte ostacolo militare
all'egemonia degli USA. Per neutralizzare la Russia, gli USA hanno
infranto accordi […], hanno allargato la NATO a parti prima integranti
dell'impero sovietico […] e Washington ha modificato la sua dottrina della
guerra nucleare per permettere un attacco nucleare iniziale. […] L'esito
probabile dell'audace minaccia strategica con cui Washington si
sta confrontando con la Russia sarà la guerra nucleare” (14.2.14). Con il
titolo “Washington spinge il mondo verso la guerra”, PCR scrive (14.12.13): “la
guerra fatale per l'umanità è la guerra con la Russia e la Cina a cui
Washington sta spingendo gli USA e gli stati fantocci di Washington nella NATO
e in Asia. […] L'unica ragione per cui Washington vuole installare basi
militari e missili alle frontiere della Russia è per negare alla Russia la
possibilità di resistere all'egemonia di Washington. La Russia non
ha minacciato i suoi vicini e […] è stata estremamente passiva di fronte
alle provocazioni degli Stati Uniti. Ciò sta cambiando […] ed è evidentemente
chiaro al governo russo che Washington sta preparando un attacco iniziale
demolitore contro la Russia. […] L'atteggiamento militare aggressivo di
Washington nei confronti della Russia e della Cina rivela un'auto-fiducia
estrema che solitamente conduce alla guerra”. Sull'Ucraina, scriveva PCR già
mesi fa (4.12.13): “L'UE vuole che l'Ucraina aderisca perché
l'Ucraina possa essere saccheggiata, come lo sono state la Lettonia, la
Grecia, la Spagna, l'Italia, l'Irlanda e il Portogallo. […] Gli USA vogliono
l'adesione dell'Ucraina per potervi posizionare basi missilistiche contro
la Russia”.
L'ex governante di Reagan non riconosce che l'ostacolo decisivo al bellicismo
imperialista è la lotta dei popoli. Ma è più lucido di molti che si dichiarano
“di sinistra”, quando avverte la Cina e la Russia contro illusioni e
concessioni. “E' poco probabile che la Cina si lasci intimidire, ma potrebbe
essere insidiata se la sua riforma economica aprisse l'economia cinese
alla manipolazione occidentale” dice PCR (4.12.13), che mette in guardia anche
dalla “quinta colonna” di “laureati che gli USA programmano di far
tornare in Cina”. Ed è caustico con la tolleranza della Russia e
dell'Ucraina “che scioccamente hanno permesso che un grande numero di ONG
finanziate dagli USA agissero come agenti di Washington sotto la copertura
di “organizzazioni per i diritti umani”, “costruttori della democrazia”, ecc”
(14.2.13). Le illusioni sulla natura dell'imperialismo e sul tradimento di
aspiranti impiegati ricchi si pagano caro. I popoli del mondo hanno già pagato
un prezzo sufficientemente elevato.
=== 3 ===
RIUNITI A BRUXELLES I MINISTRI DELLA DIFESA
La
nuova strategia di guerra della Nato
Manlio Dinucci
su
Il Manifesto del 28 febbraio 2014
Una Pinotti raggiante di gioia, per la sua prima volta alla Nato (il sogno di
una vita), ha partecipato alla riunione dei ministri della difesa svoltasi
il 26-27 febbraio al quartier generale di Bruxelles.
Primo punto all’ordine del giorno l’Ucraina, con la quale – sottolineano
i ministri nella loro dichiarazione – la Nato ha una «distintiva
partnership» nel cui quadro continua ad «assisterla per la realizzazione delle
riforme». Prioritaria «la cooperazione militare» (grimaldello con cui la
Nato è penetrata in Ucraina). I ministri «lodano le forze armate ucraine
per non essere intervenute nella crisi politica» (lasciando così mano
libera ai gruppi armati) e ribadiscono che per «la sicurezza euro-atlantica»
è fondamentale una «Ucraina stabile» (ossia stabilmente sotto la Nato).
I ministri hanno quindi trattato il tema centrale della Connected Forces
Initiative, la quale prevede una intensificazione dell’addestramento e
delle esercitazioni che, unitamente all’uso di tecnologie militari sempre più
avanzate, permetterà alla Nato di mantenere un’alta «prontezza
operativa ed efficacia nel combattimento». Per verificare la preparazione, si
svolgerà nel 2015 una delle maggiori esercitazioni Nato «dal vivo», con la
partecipazione di forze terrestri, marittime e aeree di tutta l’Alleanza.
La prima di una serie, che l’Italia si è offerta di ospitare.
Viene allo stesso tempo potenziata la «Forza di risposta della Nato» che,
composta da unità terrestri, aeree e marittime fornite e rotazione dagli
alleati, è pronta ad essere proiettata in qualsiasi momento in qualsiasi
teatro bellico. Nell’addestramento dei suoi 13mila uomini, svolge un ruolo
chiave il nuovo quartier generale delle Forze per le operazioni speciali
che, situato in Belgio, è comandato dal vice-ammiraglio statunitense Sean Pybus
dei Navy SEALs.
La preparazione di queste forze rientra nel nuovo concetto strategico adottato
dall’Alleanza, sulla scia del riorientamento strategico statunitense. Per
spiegarlo meglio è intervenuto a Bruxelles il segretario alla difesa Chuck
Hagel, che ha da poco annunciato un ridimensionamento delle forze
terrestri Usa da 520mila e circa 450mila militari. Ma, mentre riduce le
truppe, il Pentagono accresce le forze speciali da 66mila a 70mila, con
uno stanziamento aggiuntivo di 26 miliardi di dollari per l’addestramento.
Gli Usa, spiega Hagel, «non intendono più essere coinvolti in grandi
e prolungate operazioni di stabilità oltremare, sulla scala di quelle
dell’Iraq e l’Afghanistan». È il nuovo modo di fare la guerra, condotta in modo
coperto attraverso forze speciali infiltrate, droni armati, gruppi (anche
esterni) finanziati e armati per destabilizzare il paese, che preparano il
terreno all’attacco condotto da forze aeree e navali. La nuova strategia, messa
a punto con la guerra di Libia, implica un maggiore coinvolgimento degli
alleati.
In tale quadro il ministro Pinotti ha ricevuto l’onore di avere a
Bruxelles un colloquio bilaterale col segretario Hagel che, si legge
in un comunicato del Pentagono, «ha ringraziato la Pinotti per la sua
leadership e per il forte contributo dell’Italia alla Nato, inclusa la
missione Isaf». Hagel ha anche espresso il solenne «impegno di continuare a
cercare modi per approfondire la relazione bilaterale con l’Italia». C’è
da aspettarsi quindi ancora di più dalla «relazione bilaterale» con
gli Usa, oltre agli F-35, al Muos di Niscemi, al potenziamento di
Sigonella e delle altre basi Usa sul nostro territorio, all’invio di forze
italiane nei vari teatri bellici agli ordini di fatto del Pentagono.
Soprattutto ora che ministro della difesa è Roberta Pinotti, la cui
«leadeship» ha contribuito a far salire l’Italia al decimo posto tra i
paesi con le più alte spese militari del mondo: 70 milioni di euro al
giorno, secondo il Sipri, mentre si annunciano nuovi tagli alla spesa
pubblica.
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